Premessa storica:
A Toscolano Maderno, sulla riva del Lago di Garda si trova ancora una porzione di quello che un tempo era una dimora Gonzaghesca. Il Palazzo, fondato negli ultimi anni del Ducato di Vincenzo I Gonzaga , e risistemato attorno alla metà del Seicento da Carlo II Gonzaga Nevers giunge a noi dopo anni di declino e saccheggi.
Originariamente la dimora vantava diversi possedimenti, oltre al Palazzo, edificato dal 1607 su disegno dell’architetto e pittore Antonio Maria Viani, vantava giardini, voliere e si snodava fino al Porto e alla dogana di Toscolano, comprendendo l’intero promontorio di Maderno . La struttura è ben descritta in una carta stilata da Buonaiuto Lorini nel 1607 e conservata nell’Archivio di Stato di Venezia: “Sito et Villa di Maderno nella riviera di Salò”
Negli anni del Ducato di Carlo II troviamo cenni sulla proprietà e le modifiche effettuate ne “L’Inventario dei Fabricati e dei Giardini “ del 1641 ove si trovano anche due acquerelli che illustrano il ‘Palazzo Novo’ e ‘Il Casino sopra il Monte con li giardini dei limoni’. Il complesso documentato, prima del rinnovamento di Carlo II e realizzata da Daniel Van Den Dijck, pittore e architetto fiammingo d’origine Veneziana d’adozione, attivo a Mantova e sodale di Boschini che ne esalta le virtù nella dedica al duca di Mantova della plachetta “La regia terena de i Dei”.
Nell’inventario del 23 febbraio 1707 dei beni e dei luoghi del Duca di Mantova si parla dello sfacelo del Palazzo, con mura intaccate, scalone caduto, furto di materiali …
Progetto Decorativo della Sala Boschini in Toscolano Maderno
Nell’Archivio di Rovigo è custodito un piccolo fascicolo, in cui Marco Boschini (Venezia 1602-1681) scrittore, pittore e incisore descrive in rime i preziosi dipinti che adornavano una stanza della villa Gonzaghesca di Maderno.
“La Regia Terena de i Dei. Ovvero le Delice del Maderno. Patrocinio del Serenizzimo De Mantoa” (1661)
Guidati dalle parole del Boschini, con il testo introdotto e tradotto da Paolo Bertelli e diretti dal progetto e supervisione Artistica di Mariano Bottoli sono stata una dei 6 artisti che hanno dato vita, secondo i propri stili artistici a quelle parole, per ricreare i dipinti che decoravano la Sala.
Dalle parole, alle immagini:
Se per gracia qualcun va a cercar
In quei vaghi zardini; l’odor grato
Rende una tal fragranza al’odorato,
Che l’obliga delongo a stranuar,
Là Flora , e Primaver industriose
Coltiva de so’ man le vaghe piante:
Talchè quelo xe l’unico Levante,
Dove ghe xe da tuti i tempi riose;
Zefiro i singolari, e vaghi fiori
Fa respirar, fa rider d’ogni banda,
E che l’Aurora la rosa ghe spanda,
e ghe infonda souavi, e grati odori.
Là core tute l’Ave in ziro bel
E industriosamente va a zuzzando
L’adito, che ogni fior va respirando
E le converte in tel più dolce mie
La mia interpretazione dei versi:
Le due figure in primo piano sono Primavera e Flora , alla quale, nella cultura romana è legata la fioritura dei cereali, delle piante da alimento e non solo fiori. A seguire due Venti; Levante, (Apeliote) vento fresco e umido che soffia da est a ovest, portatore di precipitazioni e piogge, e Zefiro, vento leggero che soffia da ponente, generalmente raffigurato come giovane alato che spesso porta in mano mazzi di fiori primaverili. In cima Aurora “…apparve Aurora dalle dita di rosa” come citava Omero, qui preannunciata dal volo dell’allodola di richiamo Shakesperiano. Tutte le figure sostano in un vortice di rose, dove colori e profumi si mescolano .


